Crono-Venezia, settant’anni un click dopo l’altro

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Crono-Venezia, settant’anni un click dopo l’altro

Crono-Venezia, settant’anni un click dopo l’altro

Marco Verlini

Ha riscosso un grande successo “Ieri e Oggi” la mostra di apparecchiature storiche e moderne per il cronometraggio 1940-2010 tenutasi, in piazza Ferretto a Mestre, presso le sale della Ca.Ri.Ve in occasione dei 70 anni dell’Associazione Cronometristi di Venezia. Il segreto di tanta longevità è presto spiegato quando si parla con Marco Verlini, passione e competenza al servizio di tutti gli sport, appena rientrato dai Mondiali Militari di sci alpino, a cui hanno partecipato i vari Giuliano Razzoli e Manfred Moelgg. Nato a Venezia nel 1952, Verlini inizia la sua attività di cronometrista nel 1988, affascinato più che dalla possibilità di seguire “da dentro” le varie discipline, dalla “costruzione” delle gare stesse, cioè da tutto il lavoro necessario per cronometrare la manifestazione. È un vero colpo di fulmine il suo, tant’è vero che già nel ’96, quando la Federazione Italiana richiede un rappresentante veneziano che possa partecipare alle Olimpiadi di Atlanta, la sua candidatura è in pole position. «È stata un’esperienza irripetibile nel suo genere, anche perché difficilmente qualcuno di noi parteciperà ad altre Olimpiadi. Adesso i nostri fornitori tecnici non sono più sponsor di quelle manifestazioni, quindi non saremo mai chiamati per gare di quel livello. In occasione di Atlanta la Swiss Timing, una holding che vede unite le massime realtà svizzere del cronometraggio come Longines e di cui fa parte il nostro fornitore dell’epoca Omega, richiese  qualcuno per le gare di canoa e canottaggio. Ci ritrovammo così, per due giorni di gare di canoa slalom, a lavorare tre settimane, tre volte al giorno, a fare e disfare il percorso. Alla fine fu enorme la soddisfazione di diventare il principale responsabile del cronometraggio, io dilettante contro i professionisti francesi e svizzeri presenti. Dovemmo imparare a conoscere il Longines 5500 che non avevamo mai usato, nonché a collaborare con i volontari americani che, incaricati dei rilevamenti intermedi, sparivano dalle postazioni nel momento del passaggio degli atleti il giorno della gara olimpica». Ma l’essenza del cronometrista sembra racchiusa nell’ultima battuta che scambiamo con Verlini. «All’epoca eravamo dilettanti e lo siamo ancora, ma professionali, noi hobbisti del cronometraggio. Partecipare a qualsiasi gara, dall’Olimpiade alla corsa parrocchiale mi darà sempre la stessa emozione, prima di tutto per il rispetto che porto agli atleti che lavorano sodo per arrivare alla gara, rispetto che mi spinge a dare sempre il massimo in ogni situazione».

Alessandro Torre
30 di Sport – Mensile dello sport cittadino – anno I – numero 3 – aprile 2010

2016-11-08T21:01:35+00:00 30 aprile 2010|Associazione, News, Stampa|